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Autore: daubau

Essere bravi subacquei e la sensazione unica di essere immersi nel blu

Essere bravi subacquei e la sensazione unica di essere immersi nel blu

Saper affrontare un’apnea impegnativa, nuotare per centinaia di metri, aiutare a salire su una barca un compagno in affanno, ma soprattutto saper riconoscere i propri limiti senza dubitare delle nostre forze o del nostro coraggio, sono qualità che debbono appartenere a qualsiasi subacqueo che voglia dare sicurezza al proprio compagno e al suo gruppo.

Ecco perché per praticare le immersioni anche semplicemente a livello amatoriale è tanto importante essere atleticamente in forma, praticando la giusta attività sportiva sia durante i periodi di immersione che nei mesi di inattività subacquea.

L’allenamento è valido a qualsiasi età, in quanto limita il degradamento della funzionalità dei vari apparati che viceversa l’inattività facilità. 

E’ comunque molto importante che l’allenamento sia costante; l’ottimo sono tre o quattro sedute alla settimana senza mai superare le quattro, al fine di concedere i tempi di recupero all’organismo.

Perché allenarsi fa bene a chi fa attività subacquea?

Il nostro organismo è costituito da due sistemi distinti per la distribuzione di sostanze nutritive e il recupero dei prodotti di scarto: il cuore, i suoi vasi, ed i polmoni.

Chi decide di fare anche un solo corso di sub impara quali sono le cause principali che scatenano la malattia da decompressione, e tutti i fenomeni correlati ad essa: il sangue come veicolo di trasporto dell’aria accumula l’eccesso di azoto nei vari tipi di tessuti che poi con la risalita in decompressione viene rilasciato lentamente. 

Ed è proprio con l’aumento della profondità – e quindi della pressione parziale dei gas – che aumenta il consumo di ossigeno da parte dei muscoli respiratori dovuto all’incremento della ventilazione.

Essere dei subacquei allenati, insomma, significa migliorare l’efficacia degli scambi gassosi, pertanto aver bisogno di minor ventilazione che un sedentario a parità di ossigeno consumato. 

Ciò dipende da una minore produzione di acido lattico durante la pinneggiata, all’adattamento allo sforzo fisico e all’autocontrollo, che limitano gli atti respiratori a quelli realmente necessari senza sprecare energie.

Infine, l’esercizio fisico rappresenta una valvola di sfogo in situazioni di stress legate alla vita frenetica di tutti i giorni. 

Ci si sente più positivi e attivi, un fenomeno legato ad un aspetto fisiologico ben preciso: infatti durante l’attività fisica prolungata aumenta la concentrazione ematica delle endorfine: ormoni ad azione euforizzante

Alcuni allenamenti importanti per preparare la mezza maratona

Allenamenti per preparare la Mezza Maratona

La mezza maratona è una corsa su strada pianeggiante della lunghezza di 21097 metri (cioè “mezza” maratona, appunto) e quindi fa parte delle corse di fondo.

A differenza della distanza intera, la mezza non richiede un periodo di preparazione molto lungo a chi abbia già una certa dimestichezza con le corse di lunga durata, però se si vuole rendere in modo soddisfacente in gara non si può improvvisare ed è opportuno tenere presente l’importanza di alcune sedute di allenamento che elencherò di seguito.

Devo premettere che è importante considerare a che fascia di atleti sono indirizzati questi consigli.

Non è saggio né onesto consigliare con queste note atleti in grado di correre la mezza in tempi inferiori ad un’ora ed un quarto circa.

Tali atleti hanno un minimo di evoluzione per cui dar loro consigli senza prima essersi confrontati con la loro storia personale non è possibile.

Un discorso a parte forse è opportuno farlo anche per chi non è ancora in grado di correre la mezza in meno di due ore. Due ore vuol dire un’andatura di 10,5 chilometri all’ora.

Chi non è in grado di sostenere questa andatura, anche se non è più un principiante farebbe bene ad insistere con la corsa lunga senza mischiare troppo le carte in tavola e senza aggiungere troppe variabili ad una preparazione che quasi di sicuro ha bisogno di essere incrementata prevalentemente in volume più che in qualità

Fra due ore ed un’ora e 15’ possiamo distinguere almeno tre sottoclassi di atleti:

  • Coloro che corrono fra due ore ed un’ora e tre quarti.
  • Coloro che possono correre fra un’ora e tre quarti ed un’ora e mezza
  • Coloro che possono correre sotto 1 ora e 30’.

Non è che i consigli varino molto a seconda delle sottoclassi di appartenenza, ma una regola generale c’è: quasi sempre risultati di valore medio basso sono perseguibili semplicemente aumentando la percorrenza delle sedute di fondo lungo. Altre variabili (il “ritmo-gara” o anche i ritmi “più veloci di quello di gara”) entrano in campo quando si comincia a parlare di risultati di un certo valore.

Un atleta che abbia corso tre mezze maratone in momenti diversi dell’anno sempre in due ore non si può più definire un principiante, ma non è detto che quell’atleta possa ottenere benefici da allenamenti impostati su ritmi più veloci.

Un buon metodo per capire quando possono tornare utili sedute di allenamento su distanze brevi ripetute o comunque su frazioni della distanza di gara è vedere cosa si riesce a combinare su un test sui 10 km in allenamento.

Se nel test si riesce facilmente a correre ad un ritmo che è simile a quello di gara o addirittura più veloce sarà inutile andare a cercare nuovi ritmi con sedute frazionate.

Se, al contrario, nonostante una buona tenuta sull’intera distanza di 21 km non si riuscirà a correre in allenamento nemmeno per 10 km all’andatura di gara allora sarà il caso di escogitare sedute speciali per rendere più agevole il ritmo gara.

Consideriamo delle situazioni ipotetiche di buon equilibrio delle doti di resistenza e velocità per giungere all’obiettivo prefissato.

In tali condizioni è importante:

  • riuscire a correre circa 25 km in un allenamento quasi al massimo impegno ad un ritmo di circa 30” al km più lento di quello di gara. Per atleti vicini alle due ore la differenza fra ritmo gara e questi 25 km potrà arrivare ad essere anche di 40” al km, per atleti vicini ad un’ora ed un quarto questa differenza sarebbe meglio che non fosse di più di 25” circa per km.
  • Riuscire a correre (almeno tre settimane prima della gara) la stessa distanza di gara in un tempo di 4-6 minuti (per chi vale tempi migliori) oppure 8-12 minuti (per chi vale poco meno di due ore) superiore all’obiettivo di gara.
  • Riuscire a correre 14 km praticamente al ritmo gara.

Verificate queste tre condizioni (e quindi svolti questi tre importanti allenamenti che dovranno essere collocati in momenti buoni della settimana e poi ben recuperati), l’obiettivo stabilito sulla mezza maratona potrà ragionevolmente essere raggiunto.

Eventuali altri allenamenti importanti potranno essere svolti sulle frazioni di gara. Per esempio tre volte 7 chilometri ad un ritmo di 10-15” al km più lento di quello previsto in gara.

Oppure 4 volte 4 km al ritmo gara.

Le frazioni a ritmo più veloce di quello di gara, tipo 6×2000 a ritmo 10” x km più veloci del ritmo gara dovranno essere svolte molto distanti dalla gara stessa perché hanno funzione di costruzione del ritmo gara ma non di rifinitura.

E’ importante diradare le sedute di allenamento per fare in modo che possano essere ben recuperate. Concentrare troppo le stesse, oltre che controproducente per la forma sportiva, diventa pericoloso anche dal punto di vista degli infortuni da sovraccarico.

Al riguardo poi della collocazione delle sedute c’è da aggiungere che sarà opportuno tenere più distanti dalla gara le sedute su ritmi molto vicini a quello di gara.

In prossimità della gara (ultimi 20 giorni di preparazione) sarà meglio insistere su sedute di buon chilometraggio (anche se non esagerato) ma svolte sempre a ritmi almeno 20” al km più lenti del ritmo gara.

Eventuali richiami sul ritmo gara assolutamente non negli ultimi 3-4 giorni e comunque senza toccare elevate intensità.

Detto così sembrerebbe tutto abbastanza facile.

A complicare il quadro saranno poi le centomila diverse situazioni personali.

Ed è per quello che questi sono solo umili consigli e le tabelle di allenamento siamo costretti a lasciarle solo a chi vuole prendere in giro i podisti. Buona corsa

Le antiche origini delle arti marziali

Le antiche origini delle arti marziali

Le arti marziali hanno un’origine antica: appartengono ai guerrieri orientali e nascono per la necessità di difendersi.

Sono definite arti perché uniscono capacità fisiche e mentali contemporaneamente, e per questo motivo l’apprendimento della tecnica non è mai fine a se stesso: il percorso di formazione, oltre ad irrobustire il corpo, prevede momenti di meditazione spirituale che possa portare ad un pieno controllo delle proprie emozioni.

Queste arti furono trasmesse per intere generazioni solo oralmente, perché furono messe al bando dalla politica del tempo.

Per occultare questi insegnamenti i maestri crearono delle vere e proprie danze che nei loro movimenti armoniosi nascondevano autentici trattati sulle arti marziali.

Ogni stile di combattimento è il frutto dell’area geografica ove culturalmente si è sviluppato: dalla Cina conosciamo il Kung Fu (nei vari stili Shaolin, Wing Chun, Choy Li Fut), il Wu Shu, il Tai Chi Chuan e il Ch’i Gung (qi gong); provenienti dall’isola di Okinawa il Karate (stili Shorin-ryu e Goju-ryu) e il Kobudo; la Corea ci ha dato il Tae Kwon Do, il Tang Soo Do e la Hwarang Do; dal Giappone troviamo il Judo, il Jujitsu, l’Aikido, il Karate (stili Shotokan, Wado-ryu e Shito-ryu), il Ninjitsu e il Kendo; la Thailandia ha prodotto il Muay Thai, mentre le Filippine hanno codificato l’Escrima, l’Arnis e il Kali.

Sembra paradossale ma queste arti di combattimento portano al raggiungimento della pace interiore. In realtà questo si giustifica perché l’aggressività repressa che è dentro di noi viene sfogata attraverso il combattimento e aiutato dal controllo della mente per raggiungere l’autocontrollo.

Prima di entrare nel dettaglio delle varie discipline presentiamo una rapida classificazione.

Iniziamo con la divisione in due macrogruppi:

1. Stile marziale interno; dove l’insegnamento spirituale è predominante all’insegnamento tecnico. È basato sullo sviluppo del “Ki”, centro energetico situato sotto l’ombelico, dove si pensa si concentri l’energia del corpo.

Tra le arti marziali di questo tipo troviamo: Pakwa, Tai Chi e Hsing I.

2. Stile marziale esterno; basato sullo sviluppo della forza fisica e della potenza.

Tra le arti marziali più note di questa categoria troviamo: Kung fu e Wushu.

Un’altra classificazione, può essere quella che divide l’arte marziale in:

1. Armata; tra cui Wu-shu Kung fu, Kobudo ed Aikido.

2. Disarmata; tra cui Judo, Jujitsu e Karate

Un’altra classificazione viene fatta a partire dalle armi: quelle tradizionali, quelle del kobudo e quella del wu shu.

1. Armi tradizionali, quelle dei samurai, comprendono: Katana (sciabole), Naginata (tipo di alabarda con lama corta), Kyu (arco), Yari (lancia), Ho (bastone lungo), Jo (bastone corto).

2. Armi del Kobudo, rappresentano gli attrezzi del mondo contadino; tra cui: Ho (bastone lungo, con cui i contadini trasportavano i secchi d’acqua), Nunchaku (formato da due corti bastoni, uniti da una corda), Tonfa (due bastoni di 30 cm con all’estremità un piolo per l’impugnatura, questo era usato per piantare le patate), Kama (piccoli falcetti utilizzati in coppia), Kai (remo), Sai (spiedo).3. Armi del wu shu sono: Chien (spada dritta a due tagli), Dao (sciabola simile al machete), Chiang (lancia), Kwan dao (alabarda), kwun (bastone)

La determinazione degli obiettivi intriseci nello sport

La determinazione degli obiettivi intriseci nello sport

Questo è un argomento “determinante” in ogni preparazione sportiva.

Lo sport professionistico si dovrebbe distinguere da quello dilettantistico per questo aspetto.

Lo sport per la salute differisce dallo sport “contro” la salute essenzialmente su questo aspetto.

Tutta la problematica del doping ha ragione di esistere solo in funzione di scelte errate in merito a questo argomento.

Partiamo subito dai più sfortunati.

Da questo punto di vista gli atleti più sfortunati sono proprio i professionisti, magari i miliardari, quelli che potrebbero benissimo fare a meno di lavorare e quindi anche di fare sport, per il resto della loro vita.

Loro, “attori” dello sport spettacolo, non possono porsi questo splendido problema.

Per loro questo problema non esiste.

O meglio esiste ed è talmente grave che ha una risposta sola: l’unico obiettivo possibile è quello che li colloca al vertice della loro specialità: non esistono altre scelte.

Un esempio per tutti: quello della nazionale italiana di calcio, che se arriva seconda ad un mondiale ha comunque fallito.

In questo caso lo sport non può essere sport per la salute.

La salute te la rovini già a pensare che hai un solo risultato possibile, e la curiosa motivazione del famoso allenatore Arrigo Sacchi che lasciò l’attività di allenatore in quanto definita troppo stressante non è del tutto campata in aria.

Fare i miliardari è sempre un bel mestiere ma essere costretti a vincere non è certamente rilassante.

E’ impensabile che sia utile alla salute un’attività sportiva che parte da un obiettivo agonistico imprescindibile, soprattutto se consideriamo che questo obiettivo è sempre di altissimo livello.

Ci si può augurare solo che sia umanamente perseguibile, ed attrezzarsi a sopportare l’eventualità molto probabile di un clamoroso fallimento.

In questo campo non ci sono suggerimenti da dare, se non appunto raccomandare che l’importante è la salute e quindi vigilare su tutte le circostanze legate a questi obiettivi di livello superiore che possono minarla.

Punti forza e debolezze delle lenti a contatto

Punti forza e debolezze delle lenti a contatto

Ben 20 milioni sono gli italiani che soffrono di comuni problemi di vista quali miopia, astigmatismo, presbitismo. Solo il dieci per cento di essi, tuttavia, è passato dagli occhiali alle lenti a contatto, ultime nate dell’innovazione oculistica. “Pochissimi rispetto a quanto accade negli Stati Uniti” – afferma Matteo Piovella, presidente della Società Oftalmologica italiana.

Quali le motivazioni? A parte la recente rivalutazione degli occhiali come strumento di seduzione e accessorio di grande moda, c’è una certa diffidenza nell’usare le lenti a contatto.

Nonostante in molti casi utilizzare tali lenti impedisca il peggioramento del disturbo visivo in modo maggiore di quanto non avvenga con l’uso degli occhiali, sembrano prevalere paure legate ad allergie, disturbi e danni all’occhio.

Si pensa comunque che diversi siano i punti forza e le debolezze riguardanti l’utilizzo delle lenti a contatto, cerchiamo assieme di capire quale siano:

I rischi da lenti a contatto, oggi, sono ridotti al minimo. “Le nuove lenti usa e getta, mensili, quindicinali e giornaliere, sono una garanzia di igiene e pulizia se usate correttamente. Episodi gravi di congiuntivite allergica – assicura l’oftalmologo – sono ormai rarissimi, più che altro si tratta di fastidi e irritazioni minime, che si risolvono in un paio di giorni”.

“I fedeli delle lentine sono donne in 7 casi su 10. E per lo più vogliono correggere la miopia” – aggiunge Umberto Merlin, vicepresidente dell’Associazione -“Le più usate sono le lenti morbide, bisettimanali e giornaliere. Questo perché il muco delle lacrime sporca le lenti e, cambiandole di frequente, ci si mette al riparo da irritazioni”. L’esperto suggerisce perciò di eliminare le lenti annuali, soggette ad accumulare di più germi e sporcizia.

Nessun problema per docce e bagni con le lenti addosso, basta evitare di far entrare troppa acqua negli occhi: si potrebbero verificare due tipi di inconvenienti. “Nel primo caso, le lenti si possono allargare, perché il liquido contiene meno sale rispetto all’umore dell’occhio, nel secondo caso si possono stringere per il motivo opposto. Questo inconveniente può causare fastidi, ma le lenti dovrebbero tornare normali in 15 minuti”.

Per quanto riguarda le lenti a contatto, ce ne sono di due tipi, dure e morbide. La capacità di portarle più o meno a lungo dipende dalla quantità di ossigeno che raggiunge la congiuntiva: quando ne penetra poco, gli occhi fanno male e bisogna togliere le lenti. Alcune lenti dure permettono un passaggio di ossigeno sufficiente a renderle tollerabili tutto il giorno (durante la notte vanno tolte in ogni caso). Anche certe lenti morbide vanno tolte durante la notte, mentre altre si possono portare per parecchi mesi comodamente, fermo restando che debbano essere tolte e lavate almeno una volta alla settimana.

Per quanto riguarda la portabilità, le lenti rigide hanno molti più vantaggi, ma quelle morbide sono più facili da portare, almeno all’inizio.

Benefici e svantaggi dello sport del nuoto

Benefici e svantaggi dello sport del nuoto

Eccoci ad una disciplina che gode di una grande fama per i benefici che può portare alla forma fisica.

In effetti il nuoto (quell’insieme di movimenti che assicurano il galleggiamento e lo spostamento nell’acqua) è considerato uno degli sport più completi, ed in effetti non esiste una disciplina più formativa e completa di questa.

Per questa ragione, il nuoto è consigliabile a tutti e a tutte le età, ed in particolare è molto indicato per sviluppare in modo armonico gli arti – sia inferiori sia superiori – ed il torace.

In più migliora ampiamente la funzionalità cardio-respiratoria, tanto che molti sostengono che ogni ragazzo dovrebbe nuotare con continuità tra i 4 e gli 8 anni, anche perché l’età migliore per iniziare è proprio quella tra i 4 e i 7 anni.

Con il nuoto, insomma, si assiste ad uno sviluppo della struttura ossea armonioso e completo: la cassa toracica tende ad ingrandirsi, mentre si correggono le deviazioni della colonna vertebrale (come nella scoliosi) e contemporaneamente non si sovraccaricano le articolazioni perché viene praticato in sospensione, quindi in un ambiente in cui è virtualmente assente la forza di gravità.

I principali vantaggi di una costante attività natatoria

1. Il nuoto investe e mette in moto gran parte dei muscoli corporei:
braccia, gambe, collo (respirazione a crawl…), schiena, e ciascuno di questi può essere impegnato con grande vigore. Al contrario di molti sport che imperniano il dispendio di energia sopratutto su certi arti (es. le gambe nel cliclismo o nel calcio…), il nuoto distribuisce il movimento sulla generalità del corpo, ed è per questa ragione che è universalmente riconosciuto come lo sport che sviluppa più armoniosamente tutta la muscolatura.

2. E’ estremamente flessibile:
Il nuoto non è tutto “gara”: può essere un momento di relax costeggiando le rive di un lago, può essere una serata in piscina in cui si chiacchiera con gli amici e ogni tanto ci si tuffa a fare due o tre vasche. Credo sia difficile trovare uno sport che abbia la flessibilità e l’adattabilità del nuoto a tutte le condizioni fisiche! Si va dalle necessità dei traumatizzati che cercano di riabilitare un arto ai campioni di delfino, dallo sguazzare dei bambini per divertimento alle tranquille bracciate di chi cerca di buttar giù qualche chilo di troppo…

3. Può disperdere da poca a moltissima energia:
Quando serve una perdita di energia leggera, il nuoto permette di restare sempre in area aerobia, con esercizi soft che (pur svolgendosi in piscina) non andrebbero forse nemmeno definiti nuoto vero e proprio perché comportano meno sforzo anche rispetto ad una semplice camminata. Contemporaneamente, nella stessa piscina e con gli stessi movimenti di base, si può dare il via ad una dispersione di calorie enorme, per la contemporaneità e il gran numero di muscoli interessati.

Inoltre, in piscina avviene è una dispersione termica supplementare rispetto a quella richiesta dal semplice movimento: è quella dovuta alla conduzione e temperatura dell’acqua. Da un lato, il potere di conduzione dell’acqua facilita il raffreddamento (suda di più un corridore che un nuotatore) e quindi crea le condizioni paragonabili a quelle di un motore che (essendo ben raffreddato) può salire di giri senza fondere. Dall’altro lato, l’acqua fresca richiede a chi non lavora “a pieno regime” un supplemento di dispendio per il riscaldamento del corpo. Si ha insomma un punto limite al di sopra e al di sotto del quale l’acqua ha un effetto diverso, ma in ogni caso essa facilita la dispersione termica e l’aumento in termini di dispendio energetico complessivo

4. E’ molto salubre:
Non vi sono malattie specifiche imputabili al nuoto. Mentre vi sono sport che comportano rischi e traumi tipici (come il tennis), gli eventuali traumi del nuoto sono del tutto generici (si può dire che se uno scivola e cade in piscina, avrebbe potuto scivolare e cadere anche nel proprio bagno). Vi sono alcuni rischi che apparentemente paiono legati alla frequentazione delle piscine:

a-infezioni come verruche o funghi (piede d’atleta). Vero, ma non sono problemi specifici del nuoto. Infatti non si parla di “piede del nuotatore” ma di piede “d’atleta”, perché la mancanza di scrupolosa igiene nelle docce e negli spogliatoi comporta lo stesso problema della mancanza di scrupolosa igiene nelle piscine, dei relativi spogliatoi e docce…

b-traumatismi. Non vi sono più traumatismi tra i nuotatori rispetto a quelli che si osservano in altri sport. Anzi, è molto meno facile farsi male in una vasca d’acqua che quando si cavalca una bicicletta o si corre per i boschi.

c-raffreddamento, ecc. Se una persona è ammalata, raffreddata, ha un ascesso dentario o l’influenza, non si deve recare a nuotare. Ma anche qui, si hanno le stesse precauzioni che si dovrebbero mettere in campo per il karatè o per la corsa ad ostacoli… In realtà molte persone pensano che il raffreddamento dell’acqua possa portare al raffreddore o all’influenza… Queste malattie (è bene ricordarlo) sono malattie infettive. Se uno ha già il contagio non si deve strapazzare né col nuoto né con altro. Se uno contrae in contagio in piscina, può contrarlo anche andando in banca o al cinema… Ma è molto più probabile questo secondo caso, visto che in piscina c’è una concentrazione di cloro (che è un disinfettante) molto superiore…

5. Costa poco:
La sua economicità si basa sopratutto sull’attrezzatura dal costo irrisorio (chi non ha già in casa un costume da bagno?). Se anche si vogliono aggiungere accessori sofisticati (super-occhialini, cuffia di gran marca ecc) resta un’attrezzatura che scompare davanti al costo di quel che serve per andare a sciare, a tirare al bersaglio o a fare quattro pedalate su una bici da corsa…

Per giunta, tutta l’attrezzatura può essere portata in una borsa di modeste dimensioni, e quindi si può praticare anche durante l’intervallo di colazione, o dopo il lavoro, senza dover ripassare da casa…

Svantaggi del nuoto

Contrariamente alla credenza popolare, il nuoto non si può formalmente definire uno sport “completo”. Questo succede non perché il nuoto non sia un buono sport, ma perché in realtà uno sport competitivo veramente completo non esiste (ed è questa la ragione per cui gli sportivi professionisti integrano sempre il proprio allenamento con l’attività pesistica in palestra dedicata scientificamente ai gruppi di muscoli meno coinvolti nella loro specialità).

In particolare, l’addome è poco interessato dal nuoto.

Stare sempre a mollo nell’acqua per molteplici ore, potrebbe favorire, soprattutto in età adulta, a favorire il terreno idoneo a disturbi come l’osteoporosi.

Secondo quanto sostengono alcuni, inoltre, il nuoto tende ad indurre il corpo alla creazione di un pannicolo adiposo sotto la cute, come reazione di difesa al freddo dell’acqua.

L’aspetto del nuotatore sarebbe in qualche modo antiestetico.

Queste osservazioni in realtà generano dei grossi sospetti presso coloro che vogliono abbattere il grasso nel loro organismo… ma si tratta in realtà di motivazioni poco fondate, in una situazione reale nella quale ormai la stragrande maggioranza di chi nuota nei periodi freddi lo fa in una piscina coperta e adeguatamente riscaldata!

L’unico svantaggio reale del nuoto, infatti, è che richiede una piscina o uno specchio d’acqua naturale (che comunque, alle nostre latitudini, non è frequentabile tutti i giorni di tutto l’anno…).

E’ però vero che piscine pubbliche di buon livello sono ormai presenti in modo capillare su tutto il territorio: chiunque (atleta o semplice praticante) ha quindi la possibilità di frequentarne una anche tutti i giorni

Toner originali, compatibili o rigenerati? I consigli dei veri tecnici

Toner originali, compatibili o rigenerati? I consigli dei veri tecnici

Tutte le stampanti necessitano di toner originali per ottenere da loro reali performances, ma esiste una seconda via da tutti ormai conosciuta per avere un basso costo copia ovvero il toner rigenerato.

Ma senza soffermarci qui scopriamo una terza via, ovvero il toner compatibile che fin qui crediamo conosciate già tutti.

Il problema però nasce proprio ora perché nonostante queste due vie di risparmio ormai le conoscano tutti i consumatori, è anche assodato che gli stessi consumer non abbiano ben chiaro il concetto di toner rigenerato e di toner compatibile e se lo hanno non hanno ancora compreso quale sia la via migliore delle due.

Il toner rigenerato altro non è che il corpo del toner originale ricaricato e ricommercializzato.

Il toner compatibile è un toner interamente nuovo, prodotto per essere utilizzato sulla stampante di destinazione, non è un prodotto originale ma un prodotto di aziende terze.

Così a prima vista sembrerebbe che il toner compatibile essendo un prodotto nuovo di zecca sia di categoria superiore a un toner rigenerato.

Qui entra in gioco la professionalità del distributore o rivenditore.

Un’azienda seria non solo distributrice di toner ma avente anche servizio tecnico a riguardo, sa come indirizzare il consumatore finale verso la soluzione migliore, che si tratti di una stampante da casa per uso privato o da lavoro e, così come il toner compatibile possa essere superiore al rigenerato non è detto sia vero il suo contrario.

Dipende sempre da chi rigenera o da chi ricostruisce i componenti.

Il lavoro tecnico di ripristino deve essere affidato a rigeneratori professionisti e professionali che non si limitano alla semplice ricarica del toner vuoto per immetterlo poi sul mercato (il 60% dei rigenerati non segue determinati criteri), ma riportano a nuovo il corpo del toner, lavandolo con apposita strumentazione e sostituendo le parti deteriorate (come le lame per esempio) con pezzi nuovi e di qualità.

Avremo così un prodotto pari al nuovo.

Inoltre importante è l’utilizzo di polveri di qualità, cosa che i tecnici più qualificati mettono prima di tutto come caposaldo.

Ricaricare vuoti con polveri scadenti significa rovinare i fusori delle stampanti.

Ci sono stampanti che soffrono molto l’utilizzo di materiali scadenti e a volte alcuni modelli possono rovinarsi anche con materiali di qualità e proprio qui entra in gioco il distributore/rivenditore che deve indirizzare il cliente, consigliando oppure no l’utilizzo di un toner rigenerato o compatibile e acquistare così un originale a maggior costo ma che salvaguardia una stampante da migliaia di euro.

Fondamentale quindi la consulenza che aziende come Masterline Office ProVision srl non mancherà mai di fornire, i toner compatibili seguono il discorso dei rigenerati; dipende da chi li produce e in che modo.

Occorre selezionare dopo varie esperienze i produttori, il mercato è saturo di prodotti scadenti, chiaramente più il prezzo è basso più si rischia di cadere in prodotti mediocri ed anche qui la consulenza del distributore/rivenditore è fondamentale.

I veri professionisti indirizzeranno sempre il consumatore verso il prodotto più affidabile per il tipo di stampante o multifuzione in dotazione.

Ogni macchina per ufficio ha il suo prodotto di resa migliore.

In generale la classifica vede nel caso di ottima rigenerazione (per i rigenerati) e ottima produzione (per i compatibili) il seguente ordine :

  1. TONER ORIGINALE
  2. TONER RIGENERATO
  3. TONER COMPATIBILE

Utilizzando il corpo originale il toner garantisce una robustezza e una finitura (specie nelle patelle copri rullo) difficilmente arrivabile sul compatibile, poi occorre sempre analizzare il singolo prodotto.

Chiaro è che risulta più costoso perché la manodopera artigianale è diversa da quella industriale del compatibile, solitamente esiste una forbice del 20% tra i due articoli, ma a lavoro ben fatto si ha un guadagno in prestazioni.

Evoluzione del Graffiti Writing in Europa

Evoluzione del Graffiti Writing in Europa

Il Writing, o i graffiti, se preferite, sono nati a New York, negli anni ‘60 e ‘70. 

Fino alla fine degli anni ‘80 non c’erano brand di spray appositi, con grandi scale colori e non c’erano neanche tappi specializzati. 

Per questo motivo, i writers si costruivano i tappi con getti particolari da soli, e in alcuni casi, soprattutto in America Latina hanno imparato a mischiare i colori da due bombolette spray, cosa che fanno ancora oggi.

Con il tempo, siamo arrivati ad avere più di 30 brand di spray in Europa, più una grande infinità di tappi differenti, anche con differenze minime.

Specifico in Europa, perché per esempio negli USA, CI SONO STATE LEGGI CHE HANNO IMPEDITO lo sviluppo di aziende di spray da graffiti, di conseguenza utilizzano tutt’ora brand europei importati, che chiaramente hanno un costo molto superiore all’Europa.

Negli anni ‘90, nascono i primi grandi brand di spray, in Spagna e Germania sopratutto, con delle scale colori immense rispetto a prima.

A Milano c’erano due negozi che vendevano spray da graffiti, uno a Cologno Monzese ed uno a Paderno Dugnano.

Tutti i writers di Milano, provincia e anche della Lombardia, inclusi nomi di artisti molto conosciuti dell’ambiente dei graffiti come HelloMarte, si recavano in queste due cartolerie per fornirsi, tutti nessuno escluso dovevano recarsi obbligatoriamente verso questi soli punti vendita d’Italia per aggiornarsi su nuove tecniche di pittura murale.

Il fatto che gli americani avessero scale colore da 24 spray, mentre in Europa ce ne erano da 80, ha fatto crescere più rapidamente il movimento in Europa.

Il fatto che gli spray in Europa costassero di meno, ha permesso ai writers di comprarne di più e di più colori.

Questo ha aiutato gli Europei a crescere tecnicamente e a raffinarsi, ad andare oltre.

Inoltre, come anche negli altri elementi dell’hip hop, anche nei graffiti i Newyorkesi, da inventori, si sono sentiti spesso in una posizione di privilegio, che negli anni gli ha fatto perdere il primo posto.

A differenza degli sport americani, dove sono stati e sono tutt’ora i migliori nel mondo, nella Breakdance i migliori oggi sono i coreani e i giapponesi, nella musica ci sono rapper fortissimi in tutto il mondo, nel Writing molti dei migliori oggi sono Europei o Australiani, mentre il livello medio degli Stati Uniti è di gran lunga il più basso.

Queste produzioni territoriali degli spray sono sicuramente una delle cause a questo cambiamento.

Nel Sud America invece ci sono diversi brand, che però hanno grande difficoltà ad uscire dal loro paese.

In Messico per esempio, hanno una buona produzione a prezzi contenuti, solo a Città del Messico ci sono 10000 writers.

Quindi il Messico è un grandissimo mercato.

In Brasile invece, il costo degli spray è più alto, anche se hanno produzioni proprie. 

Comunque in generale in America Latina, più dell’Africa, il prezzo degli spray europei è proibitivo. Valgono in media 3 ore di lavoro a salario normale, mentre in Europa sono mezz’ora di lavoro in media.

I tappi in Europa costano 20 o 39 centesimi, in America circa un dollaro.

Mezz’ora di lavoro in media.

Per questo motivo loro tendono a ripulire i tappi usati per riutilizzarli, mentre invece noi italiani li buttiamo!

Un paio di facili e rapide Ricette da impasto

Un paio di facili e rapide Ricette da impasto

Quando parliamo di impasto, possono venirci in mente tante cose interessanti, tante ricette tipiche e non che rispecchiano nel loro complesso tutta la cultura e la storia dell’Italia.

L’impasto è ancor prima della pasta asciutta, un prodotto dalle origini millenarie, primo vero erede “da tavola” dopo la nascita della coltivazione del grano.

Focacce, pizze, pinze, schiacciate e molti altri alimenti ricavati dal semplice impasto di farina, nascono nella zona mediterranea da radici storiche che risalgono addirittura ad epoche mai pensate.

E’ vero, la pizza è a tutti gli effetti italiana, ma piatti unici prodotti in un modo apparentemente simile, risalgono addirittura a culture come quelle dell’Antica Grecia.

In questo articolo ispezioneremo un un paio di facili e rapide Ricette da impasto.

Buona lettura!

Ricetta per un’ottima Focaccia agli aromi

Preparazione degli ingredienti per la nostra focaccia agli aromi:

  • 700 g. farina.
  • 25 g. lievito birra.
  • 1 cucchiaio timo tritato.
  • 1 cucchiaio maggiorana tritata
  • ½ cucchiaio rosmarino tritato.
  • 2 rametti rosmarino.
  • 3 cucchiai d’olio.
  • 1 cucchiaio sale fino.
  • Acqua tiepida q.b.

Ricetta per Focaccia aromatizzata:

  • Sciogliete il lievito in un poco di acqua tiepida.
  • Mescolate alla farina il sale, il rosmarino tritato, la maggiorana e il timo.
  • Impastate la farina con il lievito e aggiungendo acqua fino ad ottenere un impasto liscio non appiccicoso, discretamente morbido.
  • Lasciate lievitare l’impasto per un’ora ricoperto con un panno bagnato.
  • Rilavorate l’impasto e lasciato lievitare per un’altra ora sempre coperto con un panno umido.
  • Ungete una teglia da forno con dell’olio e stendetevi l’impasto.
  • Ricoprite la superficie con l’olio e con il rosmarino.
  • Lasciate lievitare l’impasto nella teglia per un quarto d’ora, nel frattempo scaldate il forno a 200°.
  • Infornate per venti minuti a 200°.

Prima di passare direttamente alla seconda proposta di ricetta, rammentiamo quanti buonissimi piatti italiani (e non) esistono grazie all’impasto nato dalla semplice unione di acqua, farina e sale, tra i più noti ricordiamo:

il pane, la focaccia, la pasta cresciuta, le zeppole, i churros, gli strudel, crackers, schiacciatine, pinza, pizza, panzerotti, pizza fritta, pizza dolce, tutti i tipi di pasta e molto altro ancora.

Se gradite particolarmente la pizza e siete di Milano, è bene ricordare pizzerie come la Pizzeria ‘A Tarantella e la sua conduzione famigliare, tra le migliori della zona Meneghina.

Avete fatto la vostra buonissima focaccia?

Molto bene, ora passiamo alla seconda ricetta:

Ricetta per piadina senza strutto

Di seguito tutto l’occorrente per preparare un’ottima piada senza l’aggiunta dello strutto (che fa male, anche se è tanto buono).

Ingredienti per piadina:

  • 1 Kg. farina.
  • ½ bicchiere d’olio extravergine d’oliva.
  • 1 bicchiere di latte tiepido.
  • ½ bustina lievito per torte salate.
  • 30 g. sale.
  • Acqua tiepida q.b.

Ricetta della piadina senza strutto:

  • Mescolate il lievito e il sale alla farina e impastatela con l’olio e il latte.
  • Incorporate all’impasto sufficiente acqua tiepida per renderlo omogeneo ma non troppo morbido.
  • Dividete l’impasto in palline della grandezza di un pugno.
  • Ricavate dall’impasto dei cerchi di sfoglia della circonferenza di circa 20-25 cm spessi un paio di millimetri.
  • Scaldate il testo (tegame in ferro o coccio per la cottura della piada) che dovrà essere rovente.
  • Cuocete una piadina per volta girandola appena prende colore con un coltello dalla lama sottile e lunga e punzecchiandola con una forchetta dove forma le bolle d’aria.
  • Può essere conservata  per un paio di giorni e riscaldata brevemente prima di essere consumata se diventasse dura.
  • Se non avete un testo a disposizione per la cottura consiglio l’uso di un tegame per crêpe riducendo la dimensione delle piadine e avendo cura di mantenere il fuoco sempre alto.
Teramo la cittadina millenaria e dalla cucina invidiabile

Teramo la cittadina millenaria e dalla cucina invidiabile

Immersa nel verde delle colline che la circondano, sullo sfondo del Gran Sasso e dei monti della Laga, racchiude in sé tutto ciò che un visitatore ricerca in una città d’arte:

Le case rurali, le chiese in stile romanico, i vigneti e le querce secolari fanno da sfondo ad una città che va scoperta pian piano, tra le arcate di silenziosi chiostri, il martello degli artigiani, gli odori di una cucina tipica e genuina. 

La città, dal clima tipicamente mediterraneo, conta circa 52.000 abitanti ed è situata a 264 m di altezza e dista 30 km dalla costa adriatica.

Per una visita alla città di Teramo consigliamo di visitare vivamente la “Cattedrale”, datata XII secolo e contraddistinta dal tipico stile medievale, indica inoltre uno dei periodi maggiormente fiorenti della città. 

Altro luogo estremamente importante è il sito archeologico dell’Anfiteatro, ed il museo archeologico, risalenti entrambi all’impero Romano.

Adornano il tutto molte chiese importanti come quella “di San Domenico” del XIV secolo ricca di enormi affreschi; la storica “Cattedrale di Sant’Anna”; il bellissimo “Santuario della Madonna delle Grazie”. 

Da non perdere anche se meno impattante la “Pinacoteca”, il “Palazzo Delfico” e l’altrettanto antico“Palazzo Vescovile”.

Teramo è anche ottima meta per i buongustai, la gastronomia locale è sorprendentemente ricca e varia e trae da antichissime tradizioni contadine i suoi inconfondibili profumi e sapori.

Un rito che si ripete nelle case e nei ristoranti locali sono le “Virtù”, antichissima tradizione che si ripete all’arrivo della primavera, ogni primo maggio, molto laboriosa per i numerosi ingredienti (fave, piselli, lenticchie, ceci, fagioli, indivia, carciofi, spinaci, cicoria, bietole, cime di rapa, sedano, zucchine, aglio, cipolla, prosciutto, cotenna, orecchio e piedini di maiale e cotiche) che cotti e amalgamati formano il ripieno dei tortellini di pasta fresca.

Altro piatto principe sono i “Maccheroni alla chitarra”: sorta di spaghetti quadrati ottenuti con uno speciale attrezzo e conditi con sugo ricco di carne sotto forma di “pallottine”. 

Elemento caratterizzante sono anche le “scrippelle mbusse”: timballo ripieno di formaggio in brodo, ed anche il “timballo di scrippelle” con il sugo al posto del brodo.

Altro rito culinario del teramano è la “zuppa di ceci funghi e castagne”. 

E ancora la “ndocca ndocca”, un  classico piatto ma molto povero dei contadini, all’interno del quale si utilizza tutto del maiale, soprattutto quelle bestie che non possono per vari fattori diventare prosciutti o salumi.

Infine i “caggionetti”, un dolce molto tipico dalle strane sembianze raviolesche: una sfoglia leggerissima che racchiude amorevolmente un ripieno di castagne, accompagnate quasi sempre dai classici: cioccolata, mandorle, cedri canditi, scorza di limone, rhum e cannella.

Sulle colline teramane si coltivano i tipici vitigni abruzzesi: il “Montepulciano d’Abruzzo” rosso o cerasuolo ed il “Trebbiano d’Abruzzo” bianco; il “Montepulciano d’Abruzzo Coline Teramane DOCG” è considerato uno dei migliori vini della penisola.